LE NOSTRE ESPERIENZE SENSORIALI.

La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere

umano che la scoperta di una nuova stella.

 

(Anthelme Brillat-Savarin)

 

 

Voglio fare due chiacchiere con i miei amici Stelio Smotlak e Raffaella Lenarduzzi qui su TOP per condividere con quante più persone delle riflessioni su cosa significhi approcciarsi ad un prodotto alimentare con discernimento. Lasciato alle spalle il secolo breve rappresentato dal ‘900 il nuovo millennio si è caratterizzato per essere veloce dove le sensazioni assumono un fondamentale aspetto nel decidere cosa si vuole e cosa no. Il mangiare diventato non solo bisogno primario ma appagamento sensoriale, virando ad una “Estetica dell’Alimentazione”, dove è fondamentale la conoscenza dei propri sensi e di come essi ci possono guidare nelle scelte. Se un tempo si diceva a chi rifiutava un cibo che mangiasse con gli occhi a sottolineare la scarsa curiosità dell’assaggio, oggi un piatto si trasforma quasi ad assurgere in ciò che Stelio chiama “Quadri da mangiare”. Oggi l’Estetologo è una figura professionale, non ordinistica, che attinge a metodi scientifici per definire tecniche per il benessere naturale con requisiti di conoscenza, abilità e competenza. Questo si sposa con la figura del Giudice Sensoriale che alle caratteristiche descritte aggiunge attendibilità, esaustività, ripetibilità del dato rendendo oggettivo ciò che normalmente viene definito in maniera soggettiva. Se L’Estetologo ad oggi ha tracciato solchi soprattutto nel benessere fisiologico volto a migliorare la qualità della vita da disagi emotivi, Stelio ci introduce in una rinnovata definizione di benessere legata al piacere dell’intuizione nel ridefinire la gastronomia in azione estetica. L’estetica del piatto, caro anche a Raffaella, che nel numero scorso di TOP ha focalizzato la sua attenzione ai colori nella definizione di un menu ed anch’ella filosofeggiando, con garbo, sulla stimolazione sensoriale del nostro cervello data dai colori e dal loro grado di condizionare le nostre scelte alimentari. Le stimolazioni vanno riconosciute e guidate, se ci portano ad aumentare la nostra capacità di interpretazione e di re-interpretazione, attingendo alle nostre esperienze. Un piatto opera d’arte che identifica la creatività come esperimento ed azione, che oppone alle regole conosciute il comportamento dell’artista del food. Le tecniche di Action Food di Stelio quasi a rappresentare le tecniche del Caravaggio, a superare i concetti delle nature morte dei pittori olandesi, mostrando nel suo Ragazzo con cesto di frutta un tripudio delirante di frutti definendo il carattere del dipinto. Siamo affamati di nuove tecniche per vibrare di emozioni, vogliamo essere acceleratori di pensieri declinati al bello in cui, citando Pablo Picasso “I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni”.

Pietro Aloisio